Bassa Romagna Intervenire sull'oggi e vivere il domani (Idee e strumenti in 21punti per suscitare pareri, obiezioni e/o contributi) Premessa La comunità della Bassa Romagna, come l’intera società italiana, è attraversata da profondi mutamenti. La lunga stagione di crisi e la ripresina che ne è seguita hanno ulteriormente accentuato le diseguaglianze sociali, con l’effetto della concentrazione di gran parte della ricchezza nelle mani di pochi e della concomitante creazione di nuove povertà, esclusione sociale e deprivazione di diritti fondamentali, quali il diritto al posto di lavoro, l’accesso alle cure sanitarie e all’istruzione superiore. È aumentata la disoccupazione e anche il lavoro povero e privo di diritti. Si è diffusa una percezione di insicurezza ed arretramento sociale aggravata dalla reintroduzione del licenziamento senza giusta causa. La gestione nazionale dell’accoglienza agli immigrati e richiedenti asilo, in mancanza di una politica di integrazione sociale e di tutela delle fasce più deboli di popolazione residente, ha ulteriormente esasperato le ansie di esclusione sociale, generando rabbia ed aggressività, invece che una azione collettiva per garantire i diritti più elementari e le garanzie previste dalla Carta Costituzionale. La situazione che si è creata richiedeva e richiede tuttora l'apertura di un confronto sui modi e tempi per individuare le giuste soluzioni. Purtroppo a chi segnalava problemi per cercare soluzioni condivise si è risposto troppo spesso, con atteggiamenti di chiusura, sostenendo una concezione della democrazia ristretta al solo esercizio del diritto di voto. I processi di partecipazione che hanno caratterizzato i migliori momenti di iniziativa, con il conseguimento di diritti fondamentali, sono stati ridotti a strumenti formali di pura ratifica di decisioni già assunte in ambiti ristretti e autoreferenziali. Nella gestione della cosa pubblica si è fatto strada un modello che ripudia la condivisione e la partecipazione. In tale contesto le grandi concentrazioni di servizi, come Hera, Ausl Romagna, Consorzio di Ridracoli, Consorzio Trasporto pubblico, hanno acquisito crescenti ambiti di potere, autonomo ed autoreferenziale, divenendo strumenti privi di un controllo reale da parte degli stessi azionisti pubblici. Il contrasto alla povertà non è stato assunto come componente essenziale delle politiche di sviluppo e la questione dell’esclusione sociale non ha acquisito la visibilità necessaria a supportare una politica efficace di integrazione. Altrettanto è avvenuto nell’ambito delle politiche ambientali, nonostante le possibilità esistenti, data la disponibilità di strumenti legislativi innovativi, come la nuova disciplina urbanistica regionale, che consente di ripensare e riprogettare le città ed il territorio, con particolare riferimento alle reti energetiche, alle reti della mobilità e alle politiche di economia circolare e riciclaggio dei rifiuti. Il declino della sanità pubblica non è stato contrastato adeguatamente. La somma fra questi processi decisionali affidati sempre più alla burocrazia, decimata dal blocco delle assunzioni e la pratica del rimpallo di competenze e responsabilità fra l'Unione e le Giunte comunali (e viceversa) ha portato ad una perdita di credibilità dei consessi istituzionali. La spinta propulsiva che aveva espresso energie e capacità di governo a livello locale, sia da parte dalle forze politiche che componevano le maggioranze, sia da chi faceva opposizione, nei decenni precedenti, si è andata esaurendo, con risultati che conosciamo. Il risultato? Il progressivo isolamento dei gruppi dirigenti e delle forze politiche tradizionali, la trasformazione della domanda di partecipazione in movimenti di protesta, e la ricerca di soluzioni alternative. Serve una radicale innovazione. Per realizzarla è necessaria anche l’attivazione di competenze più qualificate. Servono: la capacità di ascolto, il confronto con le realtà sociali e le persone impegnate nel civismo, nell’associazionismo ambientalistico, nei movimenti delle donne, nell’attività sindacale a difesa dei lavoratori, nel contrasto alla disoccupazione e al precariato. E' necessario ed urgente mettere mano ad una elaborazione illuminata, proponendo problemi e cercando soluzioni che si trasformino in programmi di governo locale anche nelle prossime tornate elettorali. Le indicazioni prioritarie anche se non esaustive riguardano i seguenti temi: partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il territorio più vasto dell'unione e i singoli comuni; tutela dell' ambiente naturale e sviluppo economico sostenibile; difesa del territorio; ruolo, struttura, servizi e funzioni delle città; riduzione dei rifiuti, riuso, riciclaggio e raccolta differenziata; trasporti e mobilità nel territorio dell'unione e con l'esterno; riorganizzazione del traffico e parità di diritti fra gli utenti della strada; sistema dei Parchi (Valenza naturalistica e potenzialità di sviluppo turistico); agricoltura e alimentazione; risparmio energetico e impiego di energie rinnovabili; iniziative per il lavoro e la sicurezza dei prestatori d'opera; Immigrazione; parità di genere; strutture sanitarie; servizi alla persona e assistenza sociale; sicurezza; nuove povertà/esclusione sociale; politica culturale; volontariato; azioni per lo sviluppo delle attività sportive; risorse. Su questi temi si è impegnato un gruppo di estrazioni diverse. Serve però che persone di ogni età, condizione sociale e genere, avanzino proposte e dichiarino il loro interesse a partecipare alla costruzione di un progetto di qualità sociale, ambientale e dello sviluppo. L'invito è diretto anche alle varie organizzazioni sociali e politiche. Il fine è quello di dare vita a nuove esperienze e nuove acquisizioni culturali, al di delle sigle e delle bandiere, contribuendo localmente allo sforzo per il rinnovamento. Per questo il punto di partenza non può che puntare all'aggregazione di quanti sentano di poter accettare l'invito a impegnarsi per affrontare la realizzazione di iniziative aventi come base i temi posti da questa griglia di riferimento, che gli stessi autori ritengono bisognosa di integrazioni e contributi, sia per quanto riguarda l'ambito dell'Unione che ognuno dei comuni della Bassa Romagna. Intervenire sull'oggi e vivere il domani nella Bassa Romagna (In 22 punti le idee e gli strumenti per suscitare pareri, obiezioni e/o contributi) 1) Partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il territorio più vasto dell'unione e i singoli comuni. Ferma restando la salvaguardia delle prerogative delle istituzioni democratiche, vanno ripensate le modalità per garantire la partecipazione attiva e non formale - dei cittadini agli atti di governo che vengono messi in atto, anche sperimentando quanto indicato nella legge regionale 3/2010, Norma per la definizione, riordino e promozione delle procedure di consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”. La ricostruzione di un rapporto effettivo e concreto fra istituzioni e cittadini si rende obbligatoria e urgente dato il deterioramento di processi decisionali basati esclusivamente sulla partecipazione dei corpi intermedi e su relazioni di dubbia utilità con la pubblica amministrazione. E' necessario integrare la delega quinquennale, consegnata tramite elezioni, con un processo di partecipazione continua, non formale, delle organizzazioni sindacali e associazioni rappresentative dei cittadini. Le politiche locali per essere effettive e concrete devono basarsi sulla partecipazione dei cittadini. E' necessario passare da una pratica di informazione passiva e rituale a forme di comunicazione che facilitino il coinvolgimento reale fino a forme di consultazione e coinvolgimento nelle scelte principali dell'amministrazione pubblica. A sua volta il governo dell’Unione deve porsi a supporto del rilancio dell’autorità e del potere gestionale dei Comuni e dei suoi organi democraticamente eletti, correggendo una separatezza che in alcuni casi ha rallentato i tempi dei procedimenti autorizzativi. Serve un netto riparto di funzioni tra Unione e singole municipalità: all’Unione le competenze in ambito normativo sovracomunale, previo parere dei Consigli comunali, ai Comuni gli atti di applicazione e articolazione in ambito locale delle normative adottate dall’Unione. L’integrazione verticale, che colloca la dirigenza dei servizi in capo all’Unione, deve farsi strumento delle municipalità. A sua volta in ogni Municipio occorrerà assicurare la presenza di un funzionario che garantisca l’interfaccia tra cittadini, Amministratori e organi dell’Unione per ciascuna area o per raggruppamenti di aree omogenee. Infine va finalmente colmato il vuoto generatosi con il fallimento della riforma Del Rio, ossia lo svuotamento di legittimazione e di risorse di bilancio per la Provincia, senza che sia mai decollato il nuovo Ente intermedio di programmazione di area vasta, in mancanza del quale le grandi concentrazioni di servizi, come Hera, Ausl Romagna, Consorzio di Ridracoli, Consorzio Trasporto pubblico, acquistano crescenti ambiti di potere autonomo ed autoreferenziale. Coniugare meglio efficienza ed efficacia con partecipazione nell’ambito di una corretta e moderna articolazione istituzionale è condizione per restituire alla politica nuova autorevolezza, nuova capacità di interpretazione dei bisogni del sociale e nuova capacità di mobilitazione di energie per il conseguimento del bene comune. 2) Tutela dell’ambiente naturale e sviluppo economico sostenibile La tutela dell'ambiente non può essere concepita come un settore a se stante ma deve essere il perno su cui strutturare le scelte di assetto del territorio e le politiche economiche di tutela della salute delle persone, tramite la prevenzione, l'organizzazione dei centri abitati e delle attività umane del territorio. La Green economy si sta presentando come l'unica possibilità per assicurare una prospettiva di sviluppo in grado di produrre occasioni di lavoro e impresa qualificate ed ecosostenibili. Le amministrazioni comunali, sia direttamente che in sede di Unione dei Comuni della Bassa Romagna, devono farsi promotrici ed incubatrici di tutte le nuove opportunità di interventi di valorizzazione ambientale, tutela e sviluppo del territorio e delle attività economiche e sociali, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili, economia circolare, recupero e riciclaggio dei rifiuti e dei materiali, cambiando radicalmente le procedure decisionali. 3) Difesa del territorio - Ristrutturazione della rete scolante, con particolare riferimento alla ristrutturazione del Canale Destra Reno, per gran parte interrato e non più in grado di far fronte alla sua funzione di collettore principale, data la crescente antropizzazione del territorio e l’intensificarsi della frequenza di eventi climatici estremi. - Completamento del sistema di Casse di Espansione per scolmare le piene del Senio, per scongiurare i rischi di esondazione/inondazione; garantire lo stoccaggio delle acque ad uso agricolo per i periodi di siccità; rappresentare luoghi di residenza per la fauna selvatica e ittica. - No a nuovi progetti di estrazione e stoccaggio di metano. Il territorio della nostra Provincia e della stessa Regione Emilia-Romagna hanno una presenza di siti di stoccaggio nel sottosuolo ampiamente superiore ai nostri fabbisogni. Si pone dunque un problema di riequilibrio territoriale e di contenimento degli impianti di ri-pompaggio, che hanno un elevato impatto ambientale, per le elevate emissioni di Ossidi di azoto e di CO2 dei turbocompressori e degli impianti di rilavorazione del metano estratto, per i carichi di traffico pesante che gli impianti generano. Per tutte queste ragioni, già rilevate dai servizi di monitoraggio e controllo dell’ambiente, chiediamo che l’Amministrazione Comunale si opponga alla installazione di ulteriori impianti di stoccaggio sotterraneo. - L’estrazione di metano in aree geologicamente sensibili ed in ecosistemi delicati, come quelli contenuti nell’area di parco e preparco del Delta del Po , va evitata, in primo luogo per il contributo alla subsidenza del suolo che l’estrazione comporta, in secondo luogo perché è ormai dimostrato che la produzione di biometano da fonti rinnovabili consente rese competitive con quelle dell’estrazione, senza apportare gli effetti indesiderati di rischio, inquinamento e subsidenza ed anzi consentendo l’apertura di nuove occasione di economia circolare, d’impresa e creazione di posti di lavoro qualificati. 4) Ripensare ruolo, struttura, servizi e funzioni delle città La Legge Urbanistica Regionale introduce il criterio del risparmio del suolo e della rigenerazione urbana, sia pure in tempi e modi non del tutto precisati, ma trascura il tema della nuova identità dell'abitare nella città nel futuro. E' necessario cogliere l’occasione della elaborazione dei nuovi Piani Urbanistici Generali (PUG) per riprogettare le reti energetiche, il verde urbano, la gestione del sistema delle acque e la gestione dei materiali di scarto attuando il divieto di produzione di materiali inquinanti e nocivi, la riduzione delle quantità prodotte, il riuso, il riciclaggio e la raccolta differenziata dei rifiuti Reti energetiche. In attuazione degli Accordi di Parigi per il contrasto al riscaldamento dell’atmosfera e ai cambiamenti climatici occorre promuovere l’abbandonando progressivo dei combustibili fossili, attrezzando le città con colonnine per la auto elettriche, al fine di incentivare la mobilità sostenibile e progettando le nuove urbanizzazioni e gli interventi di recupero/rigenerazione orientandoli verso l’impiego di fonti energetiche rinnovabili. Disponibilità e consumo di acqua dell'acqua potabile. Garantire la fornitura dell'acqua potabile tramite la gestione pubblica; estendere la rete delle case dell'acqua potabile al fine della riduzione drastica del ricorso alle bottiglie di plastica. 5) Riduzione dei rifiuti, riuso, riciclaggio e raccolta differenziata. Data l'importanza che ha assunto il tema dei rifiuti nella civiltà dei consumi è necessario affrontare le criticità e i costi del sistema, attraverso una partecipazione attiva e puntuale dei cittadini alla gestione, basata sul principio “chi inquina paga”. Per ridurre l'inquinamento e i costi dei sistemi attuali appare necessario perseguire azioni da attuare in un rapporto proattivo con i cittadini. - La riduzione dei rifiuti, va assunta come obiettivo prioritario, vietando i materiali di imballaggio prodotti con sostanze nocive e responsabilizzando le imprese produttrici e distributrici; - Riuso, oppure recupero del valore d’uso di materiali che, quando non commerciabili, vengono considerati di scarto. In particolare promuovere la vendita di bevande in contenitori (di vetro, Plastica e Lattine) su cauzione, con ritiro e conseguente restituzione della cauzione, prevedendo sgravi della tassa comunale agli esercenti aderenti. - Raccolta differenziata dei rifiuti finalizzata al riciclaggio, promuovendo la cultura del recupero e sostenendone la praticabilità con premi di conferimento alle isole ecologiche. Contestualmente estendere ovunque possibile la raccolta porta a porta in modo da giungere al superamento dei cassonetti stradali. - Attribuzione ai cittadini/utenti spazi e poteri di controllo (Istituzione di una Consulta popolare a livello comunale e/o dell'Unione dei Comuni con il compito di esaminare le proposte organizzative e tariffarie da doversi deliberare nelle istituzioni preposte) sulle decisioni inerenti l'organizzazione e le tariffe dei servizi, anche al fine di sanare il conflitto di interessi che vede i comuni azionisti delle aziende concessionarie delle reti energetiche, dell’acqua e della raccolta rifiuti e, nello stesso tempo, decisore negli Enti di ambito che decide sulla organizzazione dei servizi e la determinazione delle tariffe. 6) Trasporti e mobilità nel territorio dell'unione e con l'esterno. Mobilità sostenibile: Occorre migliorare sostanzialmente il sistema ferroviario e rafforzare il trasporto pubblico locale realizzando un sistema di interconnessione fra le diverse modalità di spostamento delle persone (su gomma e su ferro). La recente decisione di Rete FS di chiusura della biglietteria di Lugo va nella direzione opposta a quella della promozione del ricorso al trasporto pubblico e va dunque respinta. Il territorio della Bassa Romagna è attraversato da 3 assi ferroviari : la linea Rimini/ Ravenna/Lugo/Imola e Bologna; la linea Ferrara/Rimini, e la linea Lavezzola/Lugo/Faenza. Un altro itinerario importante collegava Lugo/Massalombarda con Bologna. Il ripristino di questa tratta chiusa nel 1966 e sostituita da mezzi su gomma è oggetto di uno studio gestito dalla Provincia di Ravenna e dall'Area Metropolitana di Bologna che ne dimostra la fattibilità e la convenienza. Attualmente la linea Autobus Bologna/Lugo è servita da più servizi su gomma sostitutivi del collegamento ferroviario, antiquati e con costi decisamente più importanti Da segnalare il fatto che, sia pure non evidenziata dagli orari ferroviari, esiste una relazione ferroviaria diretta fra Lavezzola/Lugo e Firenze (Santa Maria Novella), via Faenza, con possibilità di collegamento su Ferrara. Una semplice riorganizzazione del servizio in termini di orari e frequenze potrebbe realizzare relazioni importanti sia per gli studenti, per i lavoratori pendolari e per agganciare importanti flussi turistici. I passi avanti della tecnologia ferroviaria, lo stato della fluidità del traffico privato e la necessità di abbattere di buona parte delle polveri sottili che inquinano il territorio, consigliano una robusta cura del ferro anche per i trasporti regionali. Questa scelta oggi è decisamente sostenibile. Anche in assenza di elettrificazione la linea Lavezzola Granarolo Faentino può essere potenziata ricorrendo ai convogli ferroviari dotati di “flirt bi-modale” in grado di viaggiare sia con motori diesel che elettrici, secondo la disponibilità presente sulle singole tratte percorse. La riorganizzazione del servizio pubblico di trasporto passa anche attraverso un sistema tariffario integrato strada/ferrovia che assuma come parametro esclusivamente la lunghezza dei percorsi dalla partenza all'arrivo, indipendentemente dalla modalità di trasporto utilizzata. Politiche del trasporto mirate all'innovazione, alla tutela della salute e alle nuove necessità di spostamenti, richiedono interventi di ordine sociale. In molti paesi europei per gli studenti l'iscrizione alle scuole superiori e all'università prevede il diritto di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici. Altrettanto dovrebbe valere per i lavoratori dipendenti e per gli anziani! 7) Riorganizzazione del traffico e parità di diritti fra gli utenti della strada. Parificare (e quindi riequilibrare le opportunità di spostamento dei ciclisti e dei pedoni con i mezzi motorizzati) ponendo fine al dominio incontrastato dei mezzi di trasporto privato. Incentivare l’uso della bicicletta e facilitare l'uso pedonale delle strade. In questo quadro va realizzata una rete di mobilità “dolce” basata sulla estensione delle aeree 30 nei centri abitati e rendendo disponibili reti di corsie dedicate e vere e proprie strade ciclabili con elevati standard di sicurezza, garantendo altresì la condivisione in sicurezza, tra auto, cicli e pedoni, dei percorsi stradali esistenti: In questo contesto un’attenzione particolare va dedicata alle manutenzioni dei manti stradali, oggi fortemente degradati e segnate da buche che costituiscono un fattore di rischio da non sottovalutare. Facilitare e incentivare la conversione dell’attuale parco auto, con nuove auto ibride e/o elettriche, promuovendo l’installazione programmata delle colonnine di rifornimento diffuse sul territorio. Gli obiettivi citati non richiedono necessariamente forti disponibilità di risorse: si può partire con la separazione delle strade esistenti per funzione. Fermo restando il diritto di accesso di residenti e altre persone dirette in loco, è possibile riservare le strade storiche con sede limitata a ciclisti e pedoni. Altrettando dicasi per le strade di servizio adiacenti a canali e fiumi. Su tutti questi temi occorre quindi andare oltre al semplice stanziamento di risorse e determinazione di obbiettivi, per coinvolgere cittadini e imprese nel raggiungimento di nuovi standard qualitativi della vita nei centri abitati e nel territorio. 8) Sistema dei Parchi (Valenza naturalistica e potenzialità di sviluppo turistico). La relazione della Bassa Romagna con il Parco del Delta del Po e la presenza di numerose aree di riequilibrio ecologico rappresentano un patrimonio di grande importanza sia per la loro valenza naturalistica, che per le potenzialità di sviluppo turistico. La rete naturalistica costituita dai Canali dei Molini e dagli argini del Senio va attrezzata per costituire itinerari ciclabili di collegamento tra le principali emergenze naturalistiche, quali il parco Regionale dei Gessi Romagnoli, alcune stazioni Alfonsinesi del Parco del Delta del Po, il Bosco di Fusignano e il Parco del Loto di Lugo. Ai bordi degli argini del Senio e del Santerno e del canale dei Molini esistono strade che - se riservate ai ciclisti (oltre che ai residenti) - possono figurare degnamente fra gli itinerari nazionali e internazionali del settore. 9) Agricoltura e alimentazione Oltre alla incentivazione dell’agricoltura biologica occorre promuovere anche le Produzioni Integrate ad alta garanzia di sicurezza alimentare, rendendole riconoscibili dai consumatori attraverso un marchio UE, sullo scorta di quanto già attuato per le produzioni bio. Si tratta di governare la transizione dal modello agronomico incentrato sulla difesa fitosanitaria a quello incentrato sulla prevenzione, oggi possibile con l’ausilio di sistemi digitali di rilevazione delle variazioni climatiche. Promuovere sistemi di vendita diretta e organizzata di prodotti agricoli di stagione del territorio, organizzando mercatini dei produttori con cadenza periodica 10) Risparmio energetico e impiego di energie rinnovabili Riqualificare gli Edifici Pubblici dal punto di vista energetico anche con l'impiego di energie rinnovabili e pulite. Convertire a LED tutta la pubblica illuminazione entro 5 anni (Rimettere mano al sistema) 11) Iniziative per il lavoro e la sicurezza dei prestatori d'opera E’   questo   l’aspetto   della   vita   delle   persone   che   ha   subito   il   più   pesante   deterioramento.   Occorre   reagire, operando su più fronti: -   Contrastare   gli   infortuni   e   garantire   la   sicurezza   dei   lavoratori.   Occorre   reagire   allo   stillicidio   di infortuni   sul   lavoro   che   funestano   le   cronache   e   più   ancora   alla   indifferenza   manifestata   dai   governi   che   si sono   succeduti   negli   ultimi   anni.   Tra   gennaio   e   ottobre   2018   sono   state   presentate   all’INAIL   534.605 denunce   di   infortunio   sul   lavoro   (+0,2%   rispetto   allo   stesso   periodo   del   2017),   945   delle   quali   con   esito mortale   (+9,4%;   2,5   incidenti   mortali   al   giorno   per   ogni   giorno   dell’anno).   Gli   infortuni   sono   in   crescita anche    in    Provincia    di    Ravenna:    da    5.063    dei    primi    8    mesi    del    2017    a    5.146    (+1,6%)    del    periodo gennaio/agosto 2018, anche se, fortunatamente sono in calo gli incidenti mortali. Va   sviluppata   un’azione   di   promozione   della   cultura   della   sicurezza   sul   lavoro,   attraverso   protocolli   condivisi con   sindacati   e   associazioni   datoriali   e   di   categoria,   perseguendo   la   massima   condivisione   tra   lavoratori   e organizzazioni datoriali -   Contrasto   al   precariato   dilagante   e   all’illegalità,   attraverso   il   controllo   rigoroso   negli   affidamenti   di lavori/servizi   per   il   rispetto   delle   norme   contrattuali   e   dei   diritti   dei   lavoratori.   Esclusione   dagli   appalti   delle offerte anomale per ribassi di offerta lesive degli obblighi contrattuali nei confronti dei dipendenti Promozione del lavoro buono, costituendo in seno all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna o alla Provincia di Ravenna un Osservatorio per le occasioni d’impresa e lavoro in Green Economy -   Sostegno   alla   costituzione   di   Cooperative   o   Associazioni   di   Comunità   per   erogare   servizi   ai   residenti nelle frazioni di campagna soggette a spopolamento Promozione   di   gruppi   di   economia   sociale   solidale ,   basata   sulla   valorizzazione   delle   relazioni   tra   i soggetti,   ossia   creazione   e   accrescimento   di   iniziative   volte   alla   produzione   e   allo   scambio   di   beni   e   servizi   e operanti     secondo     principi     di     cooperazione,     reciprocità,     sussidiarietà     responsabile,     sostenibilità     e compatibilità energetico-ambientale. -   Particolare   attenzione   va   prestata,   da   parte   degli   Ispettorati   del   Lavoro   e   delle   forze   di   polizia, alle   imprese   di   rapina   e   alle   false   cooperative,   che   nascono   e   muoiono   con   lo   scopo   di   evadere   l’IVA, praticare   sfruttamento   e   lavoro   nero.   Questa   realtà,   che   compromette   la   tenuta   delle   imprese   sane   nei settori   a   maggiore   intensità   di   lavoro,   elude   gli   obblighi   spettanti   ai   datori   di   lavoro   in   materia   di   sicurezza   e rappresenta   dunque   l’ambiente   più   esposto   ai   rischi   di   infortunio.   Tra   le   cause   anche   gli   effetti   della cancellazione   della   giusta   causa   nei   licenziamenti.   Con   il   Job   Act   è   stata   indebolita   la   posizione   dei prestatori d'opera nei confronti dei datori di lavoro. Le   amministrazioni   comunali   possono   dare   un   contributo   determinante   a   creare   sicurezza   e prevenzione,    vigilando    sugli    appalti    pubblici    e    privati,    coadiuvando    i    rappresentanti    dei lavoratori, le organizzazioni datoriali e gli istituti di controllo nel contrasto dell’illegalità. 12) Immigrazione La Legge Bossi-Fini del 2002 introdusse norme restrittive sulla concessione di permessi di soggiorno, condizionandola alla presentazione di un regolare contratto di lavoro ed istituì il reato di clandestinità. Così la Legge ha alimentato il passaggio alla clandestinità di quanti svolgevano occupazioni precarie per datori di lavoro privi di scrupoli e attratti dallo sfruttamento del lavoro nero, magari per persone prive di permessi di soggiorno e per questo più facilmente ricattabili, con ciò infoltendo le file di persone in stato di grave disagio, potenzialmente coinvolgibili in attività illecite. Con la traduzione in legge del Decreto “Immigrazione e sicurezza” il Governo Di Maio-Salvini, abrogando l’istituto dei permessi umanitari e revocando i permessi già concessi, mette in atto una nuova potente leva di avviamento alla clandestinità! In tanta concitazione, nella quale la caccia allo straniero diventa un diversivo potente per distrarre dalle politiche di affossamento del welfare e del servizio sanitario universalistico che il Governo persegue, viene meno qualunque attenzione ed impegno alla gestione della situazione di fatto che si è già determinata nel paese. Nei comuni della Bassa Romagna la media degli immigrati residenti, si attesta al 12,74%, dati cui vanno aggiunti i pendolari non residenti di provenienza comunitaria e i clandestini, non stimabili. A fronte di cifre così ragguardevoli è mancata una minima politica nazionale di integrazione, che richiede invece attività formative per l’insegnamento della lingua italiana, educazione civica per la conoscenza delle normative ad uso civico nel nostro paese, il rafforzamento delle strutture del welfare, della sanità pubblica, nonché dei servizi di avviamento e governo del mercato del lavoro a sostegno degli sforzi che i governi locali, con scarsissima disponibilità di risorse, stanno cercando di attuare. Al contrario invece, da anni subiamo politiche di tagli alla spesa sociale e attacchi ai diritti del lavoro, che hanno alimentato una competizione al ribasso tra componenti sociali più bisognose di tutela e migranti economici, con l’effetto di un generale arretramento nei diritti e di una progressiva spinta all’esclusione sociale e poi all’illegalità. Il Governo in carica copre il proprio disimpegno su questi temi sociali delicatissimi, istigando l’ostilità verso gli immigrati, assunti come capri espiatori: per questa strada si andrà ad un progressivo avvitamento, in cui misure di chiaro segno antisociale, come i previsti nuovi tagli alla sanità ed al welfare, porteranno nuove ferite alla già precaria coesione e nuovi rischi per la sicurezza di tutti. C’è una sola via per uscire da questa spirale viziosa e sta nella ripresa della lotta per i diritti e la dignità del lavoro di tutti e per l’universalità dell’accesso al welfare, nell’unità di tutto il mondo del lavoro e delle sue rappresentanze politiche, a prescindere dalle provenienze geografiche ed etniche. 13) La parità di genere Le cronache attestano l’urgenza di un’azione sistematica di contrasto alla violenza degli uomini sulle donne. La legge regionale n°6/2014 e il relativo “Piano regionale contro la violenza di genere” indicano le azioni integrate che vanno messe in atto, da comuni, unione, distretto, forze dell’ordine, scuole. Va garantita continuità al finanziamento ed al sostegno dei Centri antiviolenza presenti nel territorio, così come vanno assicurate case-rifugio e soluzioni abitative temporanee. L’uguaglianza di genere e le pari opportunità, in primo luogo sul piano diritto al lavoro, su quello della parità salariale e dei percorsi di carriera, sono la misura del livello di civiltà e della qualità sociale. Su questi temi dev’essere dirimente e sostanziale l’impegno della pubblica amministrazione. Va combattuta ogni discriminazione di genere, in primo luogo culturalmente, combattendo gli stereotipi di genere e contrastando l’immagine sessista che troppo spesso rappresenta le donne. Va promosso il contrasto all’omofobia e alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale. 14) Le strutture sanitarie La Riforma del SSN introdotta dalla LN 23 dicembre 1978 rappresentò una vera rivoluzione nell’organizzazione della sanità: si abbandonava il concetto della ospedalizzazione e del ricovero come unico percorso di cura, per adottare il concetto della prevenzione da realizzare sul territorio, attraverso la rimozione delle cause di malattia. Da allora la riforma è stata in gran parte svuotata, indebolendo progressivamente la dotazione finanziaria in rapporto agli standard in uso nella UE ed in rapporto ai crescenti bisogni dati da: - Una popolazione sempre più anziana; emersione diffusa di aree di cronicità e fragilità sociale, - Nuove cure e nuovi farmaci sempre più costosi. Le conseguenze di questo trend si sono fatte sentire pesantemente anche nel nostro territorio, nonostante l’impegno, l’abnegazione e la competenza degli operatori sanitari e del personale medico. Abbiamo dunque subito un progressivo declino della sanità pubblica, al di di eccellenze come quelle rappresentate dall’oncologia e dai suoi presidi di diagnostica, assistenza domiciliare, hospice, attività di cura e integrazione con lo IOR e le chirurgie oncologiche ad alta specializzazione. Qualunque residente ha potuto toccare con mano direttamente o con propri famigliari, questa verità, cominciando dall’ospedale, cronicamente a corto di personale medico ed infermieristico, con un depotenziamento di tutta l’attività chirurgica, variamente distribuita nei vari reparti (Chirurgia generale, ginecologia, urologia. A questo si aggiunge la clamorosa insufficienza di personale al Pronto Soccorso, la mancanza della terapia intensiva di rianimazione pediatrica, la fuga di tante competenze eccellenti. Va poi considerato il trattamento riservato a pazienti anziani, bisognosi di attenzioni anche famigliari, in presidi sempre più lontani, nella totale assenza di una rete di trasporti pubblici integrata con la dislocazione territoriale dei punti di ricovero. Sempre più spesso la scelta dei cittadini del territorio ricade sulla Sanità privata rispetto al SSN, a causa delle liste d'attesa, in particolare su alcune prestazioni, e di ticket sempre più onerosi. Infine sempre più persone rinunciano alle cure per ragioni economiche. E’ dunque necessario un rilancio del SSN, in primo luogo riaffermando l’integrazione tra l'ambito sanitario e quello sociale e realizzando concretamente quanto indicato negli ultimi tre piani regionali Sociali e Sanitari Regionali. I Piani per la salute e il benessere, devono vivere attraverso l'infrastrutturazione del territorio, rimuovendo le ragioni di pregiudizio nei confronti della sanità pubblica. Lo strumento primario di tale infrastrutturazione sono le Case della Salute, che devono essere presenti nelle loro diverse declinazioni di grandezza e apertura, nei centri urbani e nelle frazioni per presidiare i bisogni: dalle cronicità, alla gestione dei codici bianchi, fino alla prevenzione. In questo ambito non è rinviabile la riorganizzazione dei servizi erogati dai Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di libera scelta. Gli obiettivi di riassetto dei servizi da conseguirsi attraverso l’integrazione di poli di eccellenza ed alta specializzazione, che avevano motivato la costituzione della AUSL di Romagna, si sono realizzati solo parzialmente nell’ambito romagnolo, ma per il nostro territorio il prezzo dell’integrazione è stato un ulteriore impoverimento dei servizi. Il governo democratico da parte delle istituzioni elettive ha lasciato il posto ad una progressiva delega agli apparati amministrativi. Occorre ricondurre il governo dell’AUSL alle istituzioni elettive, rafforzandone la governance attraverso il potenziamento delle deleghe di potere ai Distretti. Solo così si potrà recuperare un patrimonio di consenso sociale, competenze e professionalità ed efficacia dei servizi che il Distretto della Bassa Romagna si era conquistato con la ristrutturazione dei presidi ospedalieri locali. 15) Servizi educativi per l’infanzia, servizi alla persona e assistenza sociale - Servizi scolastici - educativi 0-6 anni Nel corso degli ultimi vent'anni, le Amministrazioni locali hanno subito una drastica riduzione di risorse disponibili per la spesa sociale. Anche i servizi per l'infanzia ne hanno subito le conseguenze, con una riduzione di risorse e di personale, ma anche di elaborazione culturale e tecnica. Contestualmente, nel nostro Paese come in generale in Europa e in occidente, si è verificato un graduale e sempre più pesante calo delle natalità, a cui ha fatto pendant la contestuale immigrazione dai paesi più poveri o tormentati da guerre. Partecipazione sociale ritiene che la complessità e le contraddizioni che emergono da questi trend non possano essere risolti con facili semplificazioni, ma con l'analisi oggettiva della situazione del contesto territoriale, non sottraendosi alla necessaria verifica critica delle scelte amministrative fatte negli anni. Il primo obiettivo è quello di riaffermare a tutte le famiglie, a tutte le bambine ed i bambini, il diritto di usufruire di servizi scolastici educativi e di socializzazione pubblici , di qualità, accessibili e sostenuti da rette eque e progressive, proporzionate alla condizione di reddito delle famiglie. La diffusione nei territori della nostra regione, di servizi all'infanzia innovativi e di qualità ha segnato un importante primato, culturale e civile del nostro territorio ed un fattore di crescita civile, oltreché di sviluppo economico, coesione sociale e di cittadinanza. E' un patrimonio da recuperare e rilanciare, anche in termini di partecipazione delle famiglie. E' dunque necessario affermare contemporaneamente il rilancio della qualità dei servizi educativi, il loro carattere universalistico, ossia aperto e accessibile a tutti e la migliore equità nella compartecipazione alla spesa da parte degli utenti. - Da un lato dunque la progressività delle rette sulla base del reddito e la compartecipazione alla spesa da parte delle famiglie, non deve contrastare l’accessibilità del servizio educativo, che deve improntarsi al criterio dell’universalismo. La compartecipazione alla spesa da parte delle famiglie non può svolgere una funzione redistributiva, che spetta invece alla fiscalità generale. - Dall’altro lato la taratura delle rette sulla base delle classi ISEE delle famiglie, che ha rappresentato per anni una conquista di maggiore equità, contro l’evasione e l’elusione fiscale, non è più sufficiente a garantire equità, tenendo conto della diversa stratificazione sociale determinatasi a seguito della crisi e dell’immigrazione da paesi con diverse tradizioni di organizzazione famigliare. Occorrono correttivi ai criteri di determinazione delle rette, che permettano di scongiurare il rischio che, al netto delle fasce sociali più povere che non sono in grado di corrispondere le rette e degli ineludibili margini di evasione fiscale e manipolazione dell’ISEE, i maggiori oneri di compartecipazione ricadano sulle famiglie che si sostengano con redditi da lavoro medio-bassi, che al contrario, meritano di essere agevolate. Infine i servizi educativi devono rispondere ai bisogni dei genitori che lavorano, anche ripensando gli orari di apertura, con il contributo delle organizzazioni sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori. - Assistenza agli anziani A fronte del consistente aumento dell’incidenza della popolazione anziana si è potuto realizzare, con il contributo della Regione Emilia Romagna, una rete di servizi di eccellenza. Spicca in questo contesto la scelta di sostenere, con il Fondo per l’assegno di cura, l’impegno delle famiglie in grado di trattenere l’anziano nell’ambito famigliare, in alternativa all’istituzionalizzazione. Di pari importanza la realizzazione della rete dei servizi per la non autosufficienza, articolata in RSA e case protette. Sulla base delle conquiste realizzate si pongono ora nuove necessità: Il ricorso alle badanti da parte di anziani soli o coppie di anziani soli permette loro di proseguire il normale percorso vita, evitando l’istituzionalizzazione. Tuttavia, a fronte di casi di abuso e malversazione che si sono verificati emerge la necessità di un controllo e di un accreditamento pubblico sul personale che si propone per il badantato e di un monitoraggio del pubblico sulla qualità del servizio prestato. Pur essendo stati utilizzati tutti gli spazi disponibili dagli standard Regionali per offrire posti in ambito RSA e case protette gestiti dal pubblico, con la possibilità di integrare le rette per gli incapienti, la formazione delle graduatorie che integra il criterio della non autosufficienza, con la potenzialità della famiglia di fornire cure domiciliari, apre un varco all’esclusione di soggetti deboli ai quali non resta che affidarsi a privati. Cresce così un lucroso mercato parallelo nel quale gli standard qualitativi del servizio sono legati esclusivamente al censo, con l’effetto di generare inquietudine sociale, proprio in quella fascia di popolazione verso cui lo sforzo di organizzazione di servizi è stato maggiore. A fronte di tutto ciò riteniamo necessario elevare i parametri che determinano la disponibilità di posti nel pubblico e svolgere un monitoraggio e controllo pubblico sul sistema privato delle residenze per anziani e delle case-famiglia. 16) Sicurezza Le statistiche ufficiali, che attesterebbero una diminuzione del numero dei reati commessi, mascherano una crescente sfiducia nell’efficacia del governo democratico dell’ordine pubblico, che si traduce nel fatto che molti reati non vengono denunciati e cresce addirittura la propensione a difendersi da soli, in un clima di inquietudine e preoccupazione sociale montanti. Una equa normativa di prevenzione e repressione dei reati minori deve tornare ad esprimere efficacemente la funzione educativa ed ordinativa della legge, affermando nei fatti il principio della certezza della pena, attraverso il ricorso ai mezzi correttivi più appropriati. Il governo locale, nel contesto di un’azione generale per l’adeguamento delle normative nazionali in materia di ordine pubblico e giustizia, può e deve far molto, concertando con le forze dell’ordine le azioni di prevenzione e tutela della sicurezza e contrastando la deriva pericolosa che spinge alla privatizzazione della gestione dell’ordine pubblico e della stessa giustizia. L’abdicazione dello Stato ai suoi compiti essenziali e la privatizzazione di questi è l’estremo insulto al principio dell’uguaglianza sociale ed al bisogno di protezione e tutela dei ceti popolari. Per quella strada si va alla legge della giungla, un ambiente dove possono prosperare solo i grandi predatori sociali a danno dei più deboli. Legalità e uguaglianza marciano di pari passo e per la loro affermazione è decisiva l’azione del governo locale a sostegno della formazione civica, della migliore integrazione urbanistica e della coesione sociale. Le ulteriori iniziative di complemento alla politica della sicurezza, quali il “vicinato attivo” e l’installazione di videocamere di sorveglianza nei principali nodi di traffico stradale, vanno comunque ricondotte alla gestione ed al controllo delle forze dell’ordine. 17) Nuove poverta’/esclusione sociale La percentuale delle famiglie soggette a rischio povertà si è incrementata, secondo le rilevazioni Bankitalia, dal 19,6% del 2006 al 23% del 2016. La crisi dell’ultimo decennio hanno visto politiche inadeguate; determinato disoccupazione, crescita del lavoro povero, cioè a salari bassi e senza diritti. Questo accade anche anche nella nostra realtà, pur caratterizzata da forti legami storici di coesione. La debole ripresa economica non ha avuto un ruolo inclusivo. E' necessario confermare le politiche di assistenza sociale universalistica, con la distribuzione di generi di prima necessità e vestiario, il sostegno alla formazione per il reinserimento al lavoro e alla integrazione sociale. Tali azioni, già concretamente realizzate dalle Amministrazioni Comunali, vanno assunte come componente essenziale delle politiche di sviluppo sostenibile e di qualità. Occorre andare oltre l’impegno assistenziale, per stimolare il protagonismo nell’impegno di emancipazione delle fasce sociali più deboli, come già avvenuto nelle epoche di maggiore slancio di progresso sociale, epoche nelle quali si è costituito l’originale tratto identitario della nostra comunità 18) La politica culturale La politica culturale dev’essere in grado di connettere ed esaltare le specificità del territorio mettendo a valore risorse e attitudini presenti nella comunità, armonizzando e raccordando in sede di Unione le azioni condotte dai singoli Comuni. Le Amministrazioni Comunali della Bassa Romagna hanno espresso grande attenzione per la politica culturale, anche investendo risorse significative, con il limite però della focalizzazione sulla cultura istituzionalizzata, con scarso orientamento alla promozione della cultura e della creatività giovanile. Riteniamo che investire nella promozione culturale giovanile, oltre a colmare una lacuna in un campo strategico per la costruzione del futuro, costituirebbe un fattore importante di coesione e di saldatura di una identità locale che sappia rinnovarsi in continuo. 19) Volontariato La propensione al volontariato sociale della nostra popolazione è un elemento di forza prezioso per affrontare i cambiamenti radicali indotti dalla rivoluzione digitale, dalla robotica e dalle contraddizioni del nostro tempo. È necessario che le espressioni del volontariato sociale siano rappresentate nella governance delle istituzioni elettive del territorio. Porre fine ad un concetto abnorme di sussidiarietà concepita arbitrariamente come sistema gregario sostitutivo al servizio delle pubbliche amministrazioni e priva di una reale partecipazione attiva e autonomia di iniziativa. 20) Le azioni per lo sviluppo delle attività sportive. La pratica sportiva mette in relazione i soggetti che praticano le varie discipline, senza alcuna distinzione di censo, di genere, di età, di colore della pelle, con particolare attenzione ed impegno di sostegno per i livelli dilettantistici e amatoriali. Nella Bassa Romagna vi è una notevole ricchezza di società sportive che fa comprendere come sia cresciuta la pratica, specie negli sport “minori”, ma che minori non sono grazie alla partecipazione attiva che riscuotono. Queste iniziative hanno l'obiettivo principale di favorire la conoscenza del proprio corpo e la prevenzione dei danni alla salute. Appare prioritario mettere in campo risorse per promuovere lo sviluppo di pratiche sportive per bambini, adulti, anziani. Questi obiettivi richiedono una idea forte delle potenzialità dello sport supportata da risorse adeguate, impianti e strutture; valorizzazione del lavoro delle società sportive; formazione rivolta in modo particolare agli allenatori operanti nel volontariato; potenziamento, valorizzazione e sostegno delle società sportive che promuovono azioni verso i più deboli e favoriscono l'integrazione dei portatori di handicap; un rafforzamento del rapporto fra scuola e società sportive che favorisca la diffusione di approcci multidisciplinari capaci di stimolare energie e risorse. 21) Le risorse Il contrasto alla diseguaglianza e alle nuove povertà, il sostegno all'assistenza sociale universalistica e il rilancio dello stato sociale richiedono risorse. Per questo è decisivo ricostituire una maggiore progressività del prelievo fiscale nelle sue componenti di prelievo sul reddito restituendo agibilità per i Comuni per l’imposizione fiscale sui patrimoni. 22) Ius Soli Dopo il caso Diciotti, è venuto il caso della Mar Jonio. E sempre il Ministro della paura, Salvini, in prima fila a commettere reati “per il bene del paese”, come ebbe a dire giulivo il Ministro della Giustizia (!) Bonafede! La sinistra deve uscire dallo stordimento e reagire all’imbarbarimento che vorrebbe persino ignorare la legge del mare, che obbliga a prestare soccorso ai naufraghi. C’è ancora molto da fare e da dire, molto da inventare e tra le questioni da riprendere con assoluta urgenza c’è il tema dello Ius soli, ovvero del riconoscimento dei diritti di cittadinanza ai figli di emigrati nati nel nostro paese, formati nella nostra scuola pubblica. Offrire un futuro di umiliazioni e discriminazione a questi ragazzi, che hanno condiviso o condividono l’infanzia e l’adolescenza con i nostri, apre un varco a futuri rancori, sentimenti di rivalsa e nuovi focolai di tensione sociale, come insegna l’esperienza delle banlieue francesi. Non ci sono che lo spirito di fratellanza, sancito all'art 1 della dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e l’integrazione, nell'assoluto rispetto della multiculturalita', a fondamento del vivere civile. 230 anni fa le parole d’ordine della Rivoluzione francese erano: Liberté, Égalité, Fraternité. Da lì è venuta la modernità. Il contrario, il costruire muri ed esclusione sociale, ci riporta al passato remoto, alla legge del più forte per nascita e per censo: questa la condanna che i fautori della paura infliggerebbero alle nostre comunità! Offendere il principio dell’uguaglianza a danno degli uni produrrà disuguaglianze e regresso per tutti, perciò oggi l’approvazione di una moderna legislazione sullo Ius soli è il vero banco di prova per una nuova unità di un campo progressista largo, popolare e consapevole delle proprie ragioni.
Immigrazione Ambiente Agricoltura Cultura Le risorse Territorio Nuove povertà  esclusione socile Volontariato Risparmio  energetico   e impiego di  energie rinnovabili Ripensare  ruolo struttura, servizi  e funzioni delle città Sistema  dei Parchi  (Valenza naturalistica  e potenzialità  di sviluppo turistico). Sanità
Immigrazione Ambiente Agricoltura Cultura Le risorse Territorio Nuove povertà  esclusione socile Volontariato Risparmio  energetico   e impiego di  energie rinnovabili Ripensare  ruolo struttura, servizi  e funzioni delle città Sistema  dei Parchi  (Valenza naturalistica  e potenzialità  di sviluppo turistico). Sanità
Bassa Romagna Intervenire sull'oggi e vivere il domani (Idee e strumenti in 21punti per suscitare pareri, obiezioni e/o contributi) Premessa La comunità della Bassa Romagna, come l’intera società italiana, è attraversata da profondi mutamenti. La lunga stagione di crisi e la ripresina che ne è seguita hanno ulteriormente accentuato le diseguaglianze sociali, con l’effetto della concentrazione di gran parte della ricchezza nelle mani di pochi e della concomitante creazione di nuove povertà, esclusione sociale e deprivazione di diritti fondamentali, quali il diritto al posto di lavoro, l’accesso alle cure sanitarie e all’istruzione superiore. È aumentata la disoccupazione e anche il lavoro povero e privo di diritti. Si è diffusa una percezione di insicurezza ed arretramento sociale aggravata dalla reintroduzione del licenziamento senza giusta causa. La gestione nazionale dell’accoglienza agli immigrati e richiedenti asilo, in mancanza di una politica di integrazione sociale e di tutela delle fasce più deboli di popolazione residente, ha ulteriormente esasperato le ansie di esclusione sociale, generando rabbia ed aggressività, invece che una azione collettiva per garantire i diritti più elementari e le garanzie previste dalla Carta Costituzionale. La situazione che si è creata richiedeva e richiede tuttora l'apertura di un confronto sui modi e tempi per individuare le giuste soluzioni. Purtroppo a chi segnalava problemi per cercare soluzioni condivise si è risposto troppo spesso, con atteggiamenti di chiusura, sostenendo una concezione della democrazia ristretta al solo esercizio del diritto di voto. I processi di partecipazione che hanno caratterizzato i migliori momenti di iniziativa, con il conseguimento di diritti fondamentali, sono stati ridotti a strumenti formali di pura ratifica di decisioni già assunte in ambiti ristretti e autoreferenziali. Nella gestione della cosa pubblica si è fatto strada un modello che ripudia la condivisione e la partecipazione. In tale contesto le grandi concentrazioni di servizi, come Hera, Ausl Romagna, Consorzio di Ridracoli, Consorzio Trasporto pubblico, hanno acquisito crescenti ambiti di potere, autonomo ed autoreferenziale, divenendo strumenti privi di un controllo reale da parte degli stessi azionisti pubblici. Il contrasto alla povertà non è stato assunto come componente essenziale delle politiche di sviluppo e la questione dell’esclusione sociale non ha acquisito la visibilità necessaria a supportare una politica efficace di integrazione. Altrettanto è avvenuto nell’ambito delle politiche ambientali, nonostante le possibilità esistenti, data la disponibilità di strumenti legislativi innovativi, come la nuova disciplina urbanistica regionale, che consente di ripensare e riprogettare le città ed il territorio, con particolare riferimento alle reti energetiche, alle reti della mobilità e alle politiche di economia circolare e riciclaggio dei rifiuti. Il declino della sanità pubblica non è stato contrastato adeguatamente. La somma fra questi processi decisionali affidati sempre più alla burocrazia, decimata dal blocco delle assunzioni e la pratica del rimpallo di competenze e responsabilità fra l'Unione e le Giunte comunali (e viceversa) ha portato ad una perdita di credibilità dei consessi istituzionali. La spinta propulsiva che aveva espresso energie e capacità di governo a livello locale, sia da parte dalle forze politiche che componevano le maggioranze, sia da chi faceva opposizione, nei decenni precedenti, si è andata esaurendo, con risultati che conosciamo. Il risultato? Il progressivo isolamento dei gruppi dirigenti e delle forze politiche tradizionali, la trasformazione della domanda di partecipazione in movimenti di protesta, e la ricerca di soluzioni alternative. Serve una radicale innovazione. Per realizzarla è necessaria anche l’attivazione di competenze più qualificate. Servono: la capacità di ascolto, il confronto con le realtà sociali e le persone impegnate nel civismo, nell’associazionismo ambientalistico, nei movimenti delle donne, nell’attività sindacale a difesa dei lavoratori, nel contrasto alla disoccupazione e al precariato. E' necessario ed urgente mettere mano ad una elaborazione illuminata, proponendo problemi e cercando soluzioni che si trasformino in programmi di governo locale anche nelle prossime tornate elettorali. Le indicazioni prioritarie anche se non esaustive riguardano i seguenti temi: partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il territorio più vasto dell'unione e i singoli comuni; tutela dell' ambiente naturale e sviluppo economico sostenibile; difesa del territorio; ruolo, struttura, servizi e funzioni delle città; riduzione dei rifiuti, riuso, riciclaggio e raccolta differenziata; trasporti e mobilità nel territorio dell'unione e con l'esterno; riorganizzazione del traffico e parità di diritti fra gli utenti della strada; sistema dei Parchi (Valenza naturalistica e potenzialità di sviluppo turistico); agricoltura e alimentazione; risparmio energetico e impiego di energie rinnovabili; iniziative per il lavoro e la sicurezza dei prestatori d'opera; Immigrazione; parità di genere; strutture sanitarie; servizi alla persona e assistenza sociale; sicurezza; nuove povertà/esclusione sociale; politica culturale; volontariato; azioni per lo sviluppo delle attività sportive; risorse. Su questi temi si è impegnato un gruppo di estrazioni diverse. Serve però che persone di ogni età, condizione sociale e genere, avanzino proposte e dichiarino il loro interesse a partecipare alla costruzione di un progetto di qualità sociale, ambientale e dello sviluppo. L'invito è diretto anche alle varie organizzazioni sociali e politiche. Il fine è quello di dare vita a nuove esperienze e nuove acquisizioni culturali, al di delle sigle e delle bandiere, contribuendo localmente allo sforzo per il rinnovamento. Per questo il punto di partenza non può che puntare all'aggregazione di quanti sentano di poter accettare l'invito a impegnarsi per affrontare la realizzazione di iniziative aventi come base i temi posti da questa griglia di riferimento, che gli stessi autori ritengono bisognosa di integrazioni e contributi, sia per quanto riguarda l'ambito dell'Unione che ognuno dei comuni della Bassa Romagna. Intervenire sull'oggi e vivere il domani nella Bassa Romagna (In 22 punti le idee e gli strumenti per suscitare pareri, obiezioni e/o contributi) 1) Partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il territorio più vasto dell'unione e i singoli comuni. Ferma restando la salvaguardia delle prerogative delle istituzioni democratiche, vanno ripensate le modalità per garantire la partecipazione attiva e non formale - dei cittadini agli atti di governo che vengono messi in atto, anche sperimentando quanto indicato nella legge regionale 3/2010, Norma per la definizione, riordino e promozione delle procedure di consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”. La ricostruzione di un rapporto effettivo e concreto fra istituzioni e cittadini si rende obbligatoria e urgente dato il deterioramento di processi decisionali basati esclusivamente sulla partecipazione dei corpi intermedi e su relazioni di dubbia utilità con la pubblica amministrazione. E' necessario integrare la delega quinquennale, consegnata tramite elezioni, con un processo di partecipazione continua, non formale, delle organizzazioni sindacali e associazioni rappresentative dei cittadini. Le politiche locali per essere effettive e concrete devono basarsi sulla partecipazione dei cittadini. E' necessario passare da una pratica di informazione passiva e rituale a forme di comunicazione che facilitino il coinvolgimento reale fino a forme di consultazione e coinvolgimento nelle scelte principali dell'amministrazione pubblica. A sua volta il governo dell’Unione deve porsi a supporto del rilancio dell’autorità e del potere gestionale dei Comuni e dei suoi organi democraticamente eletti, correggendo una separatezza che in alcuni casi ha rallentato i tempi dei procedimenti autorizzativi. Serve un netto riparto di funzioni tra Unione e singole municipalità: all’Unione le competenze in ambito normativo sovracomunale, previo parere dei Consigli comunali, ai Comuni gli atti di applicazione e articolazione in ambito locale delle normative adottate dall’Unione. L’integrazione verticale, che colloca la dirigenza dei servizi in capo all’Unione, deve farsi strumento delle municipalità. A sua volta in ogni Municipio occorrerà assicurare la presenza di un funzionario che garantisca l’interfaccia tra cittadini, Amministratori e organi dell’Unione per ciascuna area o per raggruppamenti di aree omogenee. Infine va finalmente colmato il vuoto generatosi con il fallimento della riforma Del Rio, ossia lo svuotamento di legittimazione e di risorse di bilancio per la Provincia, senza che sia mai decollato il nuovo Ente intermedio di programmazione di area vasta, in mancanza del quale le grandi concentrazioni di servizi, come Hera, Ausl Romagna, Consorzio di Ridracoli, Consorzio Trasporto pubblico, acquistano crescenti ambiti di potere autonomo ed autoreferenziale. Coniugare meglio efficienza ed efficacia con partecipazione nell’ambito di una corretta e moderna articolazione istituzionale è condizione per restituire alla politica nuova autorevolezza, nuova capacità di interpretazione dei bisogni del sociale e nuova capacità di mobilitazione di energie per il conseguimento del bene comune. 2) Tutela dell’ambiente naturale e sviluppo economico sostenibile La tutela dell'ambiente non può essere concepita come un settore a se stante ma deve essere il perno su cui strutturare le scelte di assetto del territorio e le politiche economiche di tutela della salute delle persone, tramite la prevenzione, l'organizzazione dei centri abitati e delle attività umane del territorio. La Green economy si sta presentando come l'unica possibilità per assicurare una prospettiva di sviluppo in grado di produrre occasioni di lavoro e impresa qualificate ed ecosostenibili. Le amministrazioni comunali, sia direttamente che in sede di Unione dei Comuni della Bassa Romagna, devono farsi promotrici ed incubatrici di tutte le nuove opportunità di interventi di valorizzazione ambientale, tutela e sviluppo del territorio e delle attività economiche e sociali, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili, economia circolare, recupero e riciclaggio dei rifiuti e dei materiali, cambiando radicalmente le procedure decisionali. 3) Difesa del territorio - Ristrutturazione della rete scolante, con particolare riferimento alla ristrutturazione del Canale Destra Reno, per gran parte interrato e non più in grado di far fronte alla sua funzione di collettore principale, data la crescente antropizzazione del territorio e l’intensificarsi della frequenza di eventi climatici estremi. - Completamento del sistema di Casse di Espansione per scolmare le piene del Senio, per scongiurare i rischi di esondazione/inondazione; garantire lo stoccaggio delle acque ad uso agricolo per i periodi di siccità; rappresentare luoghi di residenza per la fauna selvatica e ittica. - No a nuovi progetti di estrazione e stoccaggio di metano. Il territorio della nostra Provincia e della stessa Regione Emilia- Romagna hanno una presenza di siti di stoccaggio nel sottosuolo ampiamente superiore ai nostri fabbisogni. Si pone dunque un problema di riequilibrio territoriale e di contenimento degli impianti di ri-pompaggio, che hanno un elevato impatto ambientale, per le elevate emissioni di Ossidi di azoto e di CO2 dei turbocompressori e degli impianti di rilavorazione del metano estratto, per i carichi di traffico pesante che gli impianti generano. Per tutte queste ragioni, già rilevate dai servizi di monitoraggio e controllo dell’ambiente, chiediamo che l’Amministrazione Comunale si opponga alla installazione di ulteriori impianti di stoccaggio sotterraneo. - L’estrazione di metano in aree geologicamente sensibili ed in ecosistemi delicati, come quelli contenuti nell’area di parco e preparco del Delta del Po , va evitata, in primo luogo per il contributo alla subsidenza del suolo che l’estrazione comporta, in secondo luogo perché è ormai dimostrato che la produzione di biometano da fonti rinnovabili consente rese competitive con quelle dell’estrazione, senza apportare gli effetti indesiderati di rischio, inquinamento e subsidenza ed anzi consentendo l’apertura di nuove occasione di economia circolare, d’impresa e creazione di posti di lavoro qualificati. 4) Ripensare ruolo, struttura, servizi e funzioni delle città La Legge Urbanistica Regionale introduce il criterio del risparmio del suolo e della rigenerazione urbana, sia pure in tempi e modi non del tutto precisati, ma trascura il tema della nuova identità dell'abitare nella città nel futuro. E' necessario cogliere l’occasione della elaborazione dei nuovi Piani Urbanistici Generali (PUG) per riprogettare le reti energetiche, il verde urbano, la gestione del sistema delle acque e la gestione dei materiali di scarto attuando il divieto di produzione di materiali inquinanti e nocivi, la riduzione delle quantità prodotte, il riuso, il riciclaggio e la raccolta differenziata dei rifiuti Reti energetiche. In attuazione degli Accordi di Parigi per il contrasto al riscaldamento dell’atmosfera e ai cambiamenti climatici occorre promuovere l’abbandonando progressivo dei combustibili fossili, attrezzando le città con colonnine per la auto elettriche, al fine di incentivare la mobilità sostenibile e progettando le nuove urbanizzazioni e gli interventi di recupero/rigenerazione orientandoli verso l’impiego di fonti energetiche rinnovabili. Disponibilità e consumo di acqua dell'acqua potabile. Garantire la fornitura dell'acqua potabile tramite la gestione pubblica; estendere la rete delle case dell'acqua potabile al fine della riduzione drastica del ricorso alle bottiglie di plastica. 5) Riduzione dei rifiuti, riuso, riciclaggio e raccolta differenziata. Data l'importanza che ha assunto il tema dei rifiuti nella civiltà dei consumi è necessario affrontare le criticità e i costi del sistema, attraverso una partecipazione attiva e puntuale dei cittadini alla gestione, basata sul principio “chi inquina paga”. Per ridurre l'inquinamento e i costi dei sistemi attuali appare necessario perseguire azioni da attuare in un rapporto proattivo con i cittadini. - La riduzione dei rifiuti, va assunta come obiettivo prioritario, vietando i materiali di imballaggio prodotti con sostanze nocive e responsabilizzando le imprese produttrici e distributrici; - Riuso, oppure recupero del valore d’uso di materiali che, quando non commerciabili, vengono considerati di scarto. In particolare promuovere la vendita di bevande in contenitori (di vetro, Plastica e Lattine) su cauzione, con ritiro e conseguente restituzione della cauzione, prevedendo sgravi della tassa comunale agli esercenti aderenti. - Raccolta differenziata dei rifiuti finalizzata al riciclaggio, promuovendo la cultura del recupero e sostenendone la praticabilità con premi di conferimento alle isole ecologiche. Contestualmente estendere ovunque possibile la raccolta porta a porta in modo da giungere al superamento dei cassonetti stradali. - Attribuzione ai cittadini/utenti spazi e poteri di controllo (Istituzione di una Consulta popolare a livello comunale e/o dell'Unione dei Comuni con il compito di esaminare le proposte organizzative e tariffarie da doversi deliberare nelle istituzioni preposte) sulle decisioni inerenti l'organizzazione e le tariffe dei servizi, anche al fine di sanare il conflitto di interessi che vede i comuni azionisti delle aziende concessionarie delle reti energetiche, dell’acqua e della raccolta rifiuti e, nello stesso tempo, decisore negli Enti di ambito che decide sulla organizzazione dei servizi e la determinazione delle tariffe. 6) Trasporti e mobilità nel territorio dell'unione e con l'esterno. Mobilità sostenibile: Occorre migliorare sostanzialmente il sistema ferroviario e rafforzare il trasporto pubblico locale realizzando un sistema di interconnessione fra le diverse modalità di spostamento delle persone (su gomma e su ferro). La recente decisione di Rete FS di chiusura della biglietteria di Lugo va nella direzione opposta a quella della promozione del ricorso al trasporto pubblico e va dunque respinta. Il territorio della Bassa Romagna è attraversato da 3 assi ferroviari : la linea Rimini/ Ravenna/Lugo/Imola e Bologna; la linea Ferrara/Rimini, e la linea Lavezzola/Lugo/Faenza. Un altro itinerario importante collegava Lugo/Massalombarda con Bologna. Il ripristino di questa tratta chiusa nel 1966 e sostituita da mezzi su gomma è oggetto di uno studio gestito dalla Provincia di Ravenna e dall'Area Metropolitana di Bologna che ne dimostra la fattibilità e la convenienza. Attualmente la linea Autobus Bologna/Lugo è servita da più servizi su gomma sostitutivi del collegamento ferroviario, antiquati e con costi decisamente più importanti Da segnalare il fatto che, sia pure non evidenziata dagli orari ferroviari, esiste una relazione ferroviaria diretta fra Lavezzola/Lugo e Firenze (Santa Maria Novella), via Faenza, con possibilità di collegamento su Ferrara. Una semplice riorganizzazione del servizio in termini di orari e frequenze potrebbe realizzare relazioni importanti sia per gli studenti, per i lavoratori pendolari e per agganciare importanti flussi turistici. I passi avanti della tecnologia ferroviaria, lo stato della fluidità del traffico privato e la necessità di abbattere di buona parte delle polveri sottili che inquinano il territorio, consigliano una robusta cura del ferro anche per i trasporti regionali. Questa scelta oggi è decisamente sostenibile. Anche in assenza di elettrificazione la linea Lavezzola Granarolo Faentino può essere potenziata ricorrendo ai convogli ferroviari dotati di “flirt bi-modale” in grado di viaggiare sia con motori diesel che elettrici, secondo la disponibilità presente sulle singole tratte percorse. La riorganizzazione del servizio pubblico di trasporto passa anche attraverso un sistema tariffario integrato strada/ferrovia che assuma come parametro esclusivamente la lunghezza dei percorsi dalla partenza all'arrivo, indipendentemente dalla modalità di trasporto utilizzata. Politiche del trasporto mirate all'innovazione, alla tutela della salute e alle nuove necessità di spostamenti, richiedono interventi di ordine sociale. In molti paesi europei per gli studenti l'iscrizione alle scuole superiori e all'università prevede il diritto di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici. Altrettanto dovrebbe valere per i lavoratori dipendenti e per gli anziani! 7) Riorganizzazione del traffico e parità di diritti fra gli utenti della strada. Parificare (e quindi riequilibrare le opportunità di spostamento dei ciclisti e dei pedoni con i mezzi motorizzati) ponendo fine al dominio incontrastato dei mezzi di trasporto privato. Incentivare l’uso della bicicletta e facilitare l'uso pedonale delle strade. In questo quadro va realizzata una rete di mobilità “dolce” basata sulla estensione delle aeree 30 nei centri abitati e rendendo disponibili reti di corsie dedicate e vere e proprie strade ciclabili con elevati standard di sicurezza, garantendo altresì la condivisione in sicurezza, tra auto, cicli e pedoni, dei percorsi stradali esistenti: In questo contesto un’attenzione particolare va dedicata alle manutenzioni dei manti stradali, oggi fortemente degradati e segnate da buche che costituiscono un fattore di rischio da non sottovalutare. Facilitare e incentivare la conversione dell’attuale parco auto, con nuove auto ibride e/o elettriche, promuovendo l’installazione programmata delle colonnine di rifornimento diffuse sul territorio. Gli obiettivi citati non richiedono necessariamente forti disponibilità di risorse: si può partire con la separazione delle strade esistenti per funzione. Fermo restando il diritto di accesso di residenti e altre persone dirette in loco, è possibile riservare le strade storiche con sede limitata a ciclisti e pedoni. Altrettando dicasi per le strade di servizio adiacenti a canali e fiumi. Su tutti questi temi occorre quindi andare oltre al semplice stanziamento di risorse e determinazione di obbiettivi, per coinvolgere cittadini e imprese nel raggiungimento di nuovi standard qualitativi della vita nei centri abitati e nel territorio. 8) Sistema dei Parchi (Valenza naturalistica e potenzialità di sviluppo turistico). La relazione della Bassa Romagna con il Parco del Delta del Po e la presenza di numerose aree di riequilibrio ecologico rappresentano un patrimonio di grande importanza sia per la loro valenza naturalistica, che per le potenzialità di sviluppo turistico. La rete naturalistica costituita dai Canali dei Molini e dagli argini del Senio va attrezzata per costituire itinerari ciclabili di collegamento tra le principali emergenze naturalistiche, quali il parco Regionale dei Gessi Romagnoli, alcune stazioni Alfonsinesi del Parco del Delta del Po, il Bosco di Fusignano e il Parco del Loto di Lugo. Ai bordi degli argini del Senio e del Santerno e del canale dei Molini esistono strade che - se riservate ai ciclisti (oltre che ai residenti) - possono figurare degnamente fra gli itinerari nazionali e internazionali del settore. 9) Agricoltura e alimentazione Oltre alla incentivazione dell’agricoltura biologica occorre promuovere anche le Produzioni Integrate ad alta garanzia di sicurezza alimentare, rendendole riconoscibili dai consumatori attraverso un marchio UE, sullo scorta di quanto già attuato per le produzioni bio. Si tratta di governare la transizione dal modello agronomico incentrato sulla difesa fitosanitaria a quello incentrato sulla prevenzione, oggi possibile con l’ausilio di sistemi digitali di rilevazione delle variazioni climatiche. Promuovere sistemi di vendita diretta e organizzata di prodotti agricoli di stagione del territorio, organizzando mercatini dei produttori con cadenza periodica 10) Risparmio energetico e impiego di energie rinnovabili Riqualificare gli Edifici Pubblici dal punto di vista energetico anche con l'impiego di energie rinnovabili e pulite. Convertire a LED tutta la pubblica illuminazione entro 5 anni (Rimettere mano al sistema) 11) Iniziative per il lavoro e la sicurezza dei prestatori d'opera E’   questo   l’aspetto   della   vita   delle   persone   che ha     subito     il     più     pesante     deterioramento. Occorre reagire, operando su più fronti: -    Contrastare    gli    infortuni    e    garantire    la sicurezza   dei   lavoratori.   Occorre   reagire   allo stillicidio   di   infortuni   sul   lavoro   che   funestano   le cronache     e     più     ancora     alla     indifferenza manifestata   dai   governi   che   si   sono   succeduti negli   ultimi   anni.   Tra   gennaio   e   ottobre   2018 sono      state      presentate      all’INAIL      534.605 denunce     di     infortunio     sul     lavoro     (+0,2% rispetto   allo   stesso   periodo   del   2017),   945   delle quali   con   esito   mortale   (+9,4%;   2,5   incidenti mortali   al   giorno   per   ogni   giorno   dell’anno).   Gli infortuni   sono   in   crescita   anche   in   Provincia   di Ravenna:   da   5.063   dei   primi   8   mesi   del   2017   a 5.146    (+1,6%)    del    periodo    gennaio/agosto 2018,   anche   se,   fortunatamente   sono   in   calo   gli incidenti mortali. Va    sviluppata    un’azione    di    promozione    della cultura    della    sicurezza    sul    lavoro,    attraverso protocolli   condivisi   con   sindacati   e   associazioni datoriali     e     di     categoria,     perseguendo     la massima      condivisione      tra      lavoratori      e organizzazioni datoriali -     Contrasto     al     precariato     dilagante     e all’illegalità,    attraverso    il    controllo    rigoroso negli   affidamenti   di   lavori/servizi   per   il   rispetto delle     norme     contrattuali     e     dei     diritti     dei lavoratori.   Esclusione   dagli   appalti   delle   offerte anomale    per    ribassi    di    offerta    lesive    degli obblighi contrattuali nei confronti dei dipendenti Promozione del lavoro buono, costituendo in seno all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna o alla Provincia di Ravenna un Osservatorio per le occasioni d’impresa e lavoro in Green Economy -   Sostegno   alla   costituzione   di   Cooperative   o Associazioni   di   Comunità   per   erogare   servizi ai   residenti   nelle   frazioni   di   campagna   soggette a spopolamento Promozione   di   gruppi   di   economia   sociale solidale ,     basata     sulla     valorizzazione     delle relazioni    tra    i    soggetti,    ossia    creazione    e accrescimento   di   iniziative   volte   alla   produzione e    allo    scambio    di    beni    e    servizi    e    operanti secondo    principi    di    cooperazione,    reciprocità, sussidiarietà      responsabile,      sostenibilità      e compatibilità energetico-ambientale. -    Particolare    attenzione    va    prestata,    da parte   degli   Ispettorati   del   Lavoro   e   delle forze   di   polizia,   alle   imprese   di   rapina   e alle     false     cooperative,     che     nascono     e muoiono   con   lo   scopo   di   evadere   l’IVA,   praticare sfruttamento   e   lavoro   nero.   Questa   realtà,   che compromette   la   tenuta   delle   imprese   sane   nei settori   a   maggiore   intensità   di   lavoro,   elude   gli obblighi   spettanti   ai   datori   di   lavoro   in   materia di   sicurezza   e   rappresenta   dunque   l’ambiente più   esposto   ai   rischi   di   infortunio.   Tra   le   cause anche   gli   effetti   della   cancellazione   della   giusta causa   nei   licenziamenti.   Con   il   Job   Act   è   stata indebolita   la   posizione   dei   prestatori   d'opera   nei confronti dei datori di lavoro. Le   amministrazioni   comunali   possono   dare un     contributo     determinante     a     creare sicurezza    e    prevenzione,    vigilando    sugli appalti    pubblici    e    privati,    coadiuvando    i rappresentanti         dei         lavoratori,         le organizzazioni    datoriali    e    gli    istituti    di controllo nel contrasto dell’illegalità. 12) Immigrazione La Legge Bossi-Fini del 2002 introdusse norme restrittive sulla concessione di permessi di soggiorno, condizionandola alla presentazione di un regolare contratto di lavoro ed istituì il reato di clandestinità. Così la Legge ha alimentato il passaggio alla clandestinità di quanti svolgevano occupazioni precarie per datori di lavoro privi di scrupoli e attratti dallo sfruttamento del lavoro nero, magari per persone prive di permessi di soggiorno e per questo più facilmente ricattabili, con ciò infoltendo le file di persone in stato di grave disagio, potenzialmente coinvolgibili in attività illecite. Con la traduzione in legge del Decreto “Immigrazione e sicurezza” il Governo Di Maio- Salvini, abrogando l’istituto dei permessi umanitari e revocando i permessi già concessi, mette in atto una nuova potente leva di avviamento alla clandestinità! In tanta concitazione, nella quale la caccia allo straniero diventa un diversivo potente per distrarre dalle politiche di affossamento del welfare e del servizio sanitario universalistico che il Governo persegue, viene meno qualunque attenzione ed impegno alla gestione della situazione di fatto che si è già determinata nel paese. Nei comuni della Bassa Romagna la media degli immigrati residenti, si attesta al 12,74%, dati cui vanno aggiunti i pendolari non residenti di provenienza comunitaria e i clandestini, non stimabili. A fronte di cifre così ragguardevoli è mancata una minima politica nazionale di integrazione, che richiede invece attività formative per l’insegnamento della lingua italiana, educazione civica per la conoscenza delle normative ad uso civico nel nostro paese, il rafforzamento delle strutture del welfare, della sanità pubblica, nonché dei servizi di avviamento e governo del mercato del lavoro a sostegno degli sforzi che i governi locali, con scarsissima disponibilità di risorse, stanno cercando di attuare. Al contrario invece, da anni subiamo politiche di tagli alla spesa sociale e attacchi ai diritti del lavoro, che hanno alimentato una competizione al ribasso tra componenti sociali più bisognose di tutela e migranti economici, con l’effetto di un generale arretramento nei diritti e di una progressiva spinta all’esclusione sociale e poi all’illegalità. Il Governo in carica copre il proprio disimpegno su questi temi sociali delicatissimi, istigando l’ostilità verso gli immigrati, assunti come capri espiatori: per questa strada si andrà ad un progressivo avvitamento, in cui misure di chiaro segno antisociale, come i previsti nuovi tagli alla sanità ed al welfare, porteranno nuove ferite alla già precaria coesione e nuovi rischi per la sicurezza di tutti. C’è una sola via per uscire da questa spirale viziosa e sta nella ripresa della lotta per i diritti e la dignità del lavoro di tutti e per l’universalità dell’accesso al welfare, nell’unità di tutto il mondo del lavoro e delle sue rappresentanze politiche, a prescindere dalle provenienze geografiche ed etniche. 13) La parità di genere Le cronache attestano l’urgenza di un’azione sistematica di contrasto alla violenza degli uomini sulle donne. La legge regionale n°6/2014 e il relativo “Piano regionale contro la violenza di genere” indicano le azioni integrate che vanno messe in atto, da comuni, unione, distretto, forze dell’ordine, scuole. Va garantita continuità al finanziamento ed al sostegno dei Centri antiviolenza presenti nel territorio, così come vanno assicurate case-rifugio e soluzioni abitative temporanee. L’uguaglianza di genere e le pari opportunità, in primo luogo sul piano diritto al lavoro, su quello della parità salariale e dei percorsi di carriera, sono la misura del livello di civiltà e della qualità sociale. Su questi temi dev’essere dirimente e sostanziale l’impegno della pubblica amministrazione. Va combattuta ogni discriminazione di genere, in primo luogo culturalmente, combattendo gli stereotipi di genere e contrastando l’immagine sessista che troppo spesso rappresenta le donne. Va promosso il contrasto all’omofobia e alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale. 14) Le strutture sanitarie La Riforma del SSN introdotta dalla LN 23 dicembre 1978 rappresentò una vera rivoluzione nell’organizzazione della sanità: si abbandonava il concetto della ospedalizzazione e del ricovero come unico percorso di cura, per adottare il concetto della prevenzione da realizzare sul territorio, attraverso la rimozione delle cause di malattia. Da allora la riforma è stata in gran parte svuotata, indebolendo progressivamente la dotazione finanziaria in rapporto agli standard in uso nella UE ed in rapporto ai crescenti bisogni dati da: - Una popolazione sempre più anziana; emersione diffusa di aree di cronicità e fragilità sociale, - Nuove cure e nuovi farmaci sempre più costosi. Le conseguenze di questo trend si sono fatte sentire pesantemente anche nel nostro territorio, nonostante l’impegno, l’abnegazione e la competenza degli operatori sanitari e del personale medico. Abbiamo dunque subito un progressivo declino della sanità pubblica, al di di eccellenze come quelle rappresentate dall’oncologia e dai suoi presidi di diagnostica, assistenza domiciliare, hospice, attività di cura e integrazione con lo IOR e le chirurgie oncologiche ad alta specializzazione. Qualunque residente ha potuto toccare con mano direttamente o con propri famigliari, questa verità, cominciando dall’ospedale, cronicamente a corto di personale medico ed infermieristico, con un depotenziamento di tutta l’attività chirurgica, variamente distribuita nei vari reparti (Chirurgia generale, ginecologia, urologia. A questo si aggiunge la clamorosa insufficienza di personale al Pronto Soccorso, la mancanza della terapia intensiva di rianimazione pediatrica, la fuga di tante competenze eccellenti. Va poi considerato il trattamento riservato a pazienti anziani, bisognosi di attenzioni anche famigliari, in presidi sempre più lontani, nella totale assenza di una rete di trasporti pubblici integrata con la dislocazione territoriale dei punti di ricovero. Sempre più spesso la scelta dei cittadini del territorio ricade sulla Sanità privata rispetto al SSN, a causa delle liste d'attesa, in particolare su alcune prestazioni, e di ticket sempre più onerosi. Infine sempre più persone rinunciano alle cure per ragioni economiche. E’ dunque necessario un rilancio del SSN, in primo luogo riaffermando l’integrazione tra l'ambito sanitario e quello sociale e realizzando concretamente quanto indicato negli ultimi tre piani regionali Sociali e Sanitari Regionali. I Piani per la salute e il benessere, devono vivere attraverso l'infrastrutturazione del territorio, rimuovendo le ragioni di pregiudizio nei confronti della sanità pubblica. Lo strumento primario di tale infrastrutturazione sono le Case della Salute, che devono essere presenti nelle loro diverse declinazioni di grandezza e apertura, nei centri urbani e nelle frazioni per presidiare i bisogni: dalle cronicità, alla gestione dei codici bianchi, fino alla prevenzione. In questo ambito non è rinviabile la riorganizzazione dei servizi erogati dai Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di libera scelta. Gli obiettivi di riassetto dei servizi da conseguirsi attraverso l’integrazione di poli di eccellenza ed alta specializzazione, che avevano motivato la costituzione della AUSL di Romagna, si sono realizzati solo parzialmente nell’ambito romagnolo, ma per il nostro territorio il prezzo dell’integrazione è stato un ulteriore impoverimento dei servizi. Il governo democratico da parte delle istituzioni elettive ha lasciato il posto ad una progressiva delega agli apparati amministrativi. Occorre ricondurre il governo dell’AUSL alle istituzioni elettive, rafforzandone la governance attraverso il potenziamento delle deleghe di potere ai Distretti. Solo così si potrà recuperare un patrimonio di consenso sociale, competenze e professionalità ed efficacia dei servizi che il Distretto della Bassa Romagna si era conquistato con la ristrutturazione dei presidi ospedalieri locali. 15) Servizi educativi per l’infanzia, servizi alla persona e assistenza sociale - Servizi scolastici - educativi 0-6 anni Nel corso degli ultimi vent'anni, le Amministrazioni locali hanno subito una drastica riduzione di risorse disponibili per la spesa sociale. Anche i servizi per l'infanzia ne hanno subito le conseguenze, con una riduzione di risorse e di personale, ma anche di elaborazione culturale e tecnica. Contestualmente, nel nostro Paese come in generale in Europa e in occidente, si è verificato un graduale e sempre più pesante calo delle natalità, a cui ha fatto pendant la contestuale immigrazione dai paesi più poveri o tormentati da guerre. Partecipazione sociale ritiene che la complessità e le contraddizioni che emergono da questi trend non possano essere risolti con facili semplificazioni, ma con l'analisi oggettiva della situazione del contesto territoriale, non sottraendosi alla necessaria verifica critica delle scelte amministrative fatte negli anni. Il primo obiettivo è quello di riaffermare a tutte le famiglie, a tutte le bambine ed i bambini, il diritto di usufruire di servizi scolastici educativi e di socializzazione pubblici , di qualità, accessibili e sostenuti da rette eque e progressive, proporzionate alla condizione di reddito delle famiglie. La diffusione nei territori della nostra regione, di